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L'allodola in gennaio

Interessante e mai banale, "L'allodola in gennaio" è una pellicola che ripropone con garbo gli stilemi tipici della commedia agro-dolce all'italiana. Salimbeni (un irriconoscibile Zuzzurro), barone decaduto del mezzogiorno borbonico, passa le sue giornate nell'ozio del proprio podere a Termini Imerese, noncurante dell'avvicendarsi delle stagioni, in attesa di un trapasso agognato, ancorché temuto. Un lungo flashback in piano sequenza ci mostra a metà film la genesi della sua frustrazione: l'elezione plebiscitaria dell'ortolano Ficarra (Remo Girone) a sindaco del comune natìo. Nulla sembra scuotere Salimbeni dal suo torpore esistenziale (magnifica la scena in cui il protagonista si assopisce dopo aver lucidato gli stivali da trotto), fino al giorno in cui fa la sua comparsa la procace Evelina (una sorprendente Sandra Milo), figlia del fattore Esaù tornata a casa dopo una vacanza studio a Catanzaro. Salimbeni scoprirà nei piccoli gesti della donna l'amore per la vita, ma non riuscirà a consumare il frutto della sua passione senile. Il finale drammatico e catartico ci mostra infatti la lenta agonia del nobile rimasto chiuso accidentalmente (e più di uno avrà pensato a quanto crudelmente il destino si annidi nelle pieghe della realtà!) nell'armadio a muro. Raffinato ed elegante, interamente giocato sul detto-non detto (indimenticabile lo sguardo carico di tensione di Evelina-Milo quando Salimbeni le sussurra all'orecchio "Teni 'nu culo che pare 'na balla 'e fieno!"), "L'allodala in gennaio" è destinato a divenire uno spartiacque nel panorama della cinematografia nostrana. Premio "Massimo Ciavarro" a Remo Girone per la duplice parte dell'ortolano e del fattore. Candidato a 4 "Luganeghe d'oro" al Festival della scopa di Rho.

(Dr. B)

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