Emily è una donna di mezza età che si trova a Viareggio per un convegno sulla clonazione del paguro. Bruno è il barman dll'hotel ?Picche-Fiori" nel quale la donna alloggia. Una sera, complice una manciata di arachidi scadute, Bruno accompagna Emily alla toilette e, mentre la sventurata vomita, il suo sguardo si sofferma sulle natiche di lei. Repentino scatta nell'uomo il desiderio di trafiggerla con una siringa da insulina. La cinepresa indugia sul particolare della mano che accarezza l'ago, alternando flash subliminali di immagini circensi alla stolida fissità dello sguardo del protagonista. Tutto lascia presagire uno sviluppo macabro, ma, proprio quando lo spettatore si attende la stilettata ipodermica, il regista lo stordisce con una serie di innesti documentaristici sulla vita faunistica negli stagni salmastri. E' il "la" per un repentino cambio di rotta della sceneggiatura che vira dal thriller alla commedia brillante. Appena ripresasi dai conati, infatti, Emily si accorge che Bruno è ancora alle sue spalle e sorridendogli inizia a raccontargli la propria vita, partendo dall'esperienza traumatica del menarca in seconda media. Proprio quando il barman si avvicina per baciarla, irrompe il direttore dell'albergo che, adducendo come pretesto un codicillo del Regolamento provinciale sull'occupazione abusiva di area destinata ad uso igenico-sanitario, richiama Bruno al suo lavoro. Il film si conclude con l'immagine di Emily che, dopo aver esposto la propria relazione al convegno (l'ultima diapositiva proiettata mostra la faccia di Giovanni Ribisi sul corpo di un celenterato), si fruga nelle tasche e rinviene un'arachide. Girato per 3/4 all'interno di un gabinetto, "Glicemia bastarda" è un film che sorprende e sconcerta per la sua profondità. Emma Thomson nei panni della biologa è perfetta: gioca sulle sfumature e sull'incertezza di un personaggio ambiguo e dolce insieme (la lunga scena del vomito è in tal senso illuminante); azzeccata appare anche la performance di Jamer Hetfield dei Metallica nel ruolo del tenero Bruno. Tradizinoale e piuttosto formale la regia (anche se a nostro giudizio resta memorabile l'intuizione di
applicare la cinepresa alle pale del ventilatore). Restano, semmai, alcune perplessità sulla scelta di affidare la realizzazione della colonna sonora a duo Joey Tempest - Lina Sastri.
(Dr.B)