Di John Carpenter, con Ron Perlman e Mark Feuerstein; formato: 1.85:1; 2006
Visti i primi quattro episodi, l'andazzo della seconda serie di 'Masters of Horror' non prometteva nulla di buono, anzi: ad una porcheria immonda ('The Damned Thing') hanno fatto seguito un'ottima parentesi ('Family') e due robacce tra l'inguardabile e l'inutile come 'The V Word' e 'Sounds Like'.
Sinceramente, a questo punto tutto mi sarei aspettato tranne che il dover scrivere una frase come "la cosa peggiore mai girata da John Carpenter".
Purtroppo sì, 'Pro-Life', quinto episodio della serie, non solo è un capitolo che continua a spalare terra dalla fossa in cui sta sprofondando questo telefilm ma, per quanto mi riguarda, è anche - appunto - la cosa peggiore mai girata da John Carpenter.
'Fantasmi da Marte'? Andatevelo a rivedere, è un film incompreso.
'Villaggio dei dannati'? Sì, brutto, ma almeno la mano di Carpenter era visibile. Pallida, ma visibile.
Perché il vero delitto commesso da 'Pro-Life' è proprio quello di aver fatto scomparire la personalità di uno dei più grandi registi di sempre dietro una cortina di spessissima mediocrità priva della benché minima verve e personalità .
E per favore, non mi si venga a dire che un paio di autocitazioni banalotte (un assedio alla 'Distretto 13' e il pupo-cosa, che sembra un avanzo di Rob Bottin scaricato da internet) sono sufficienti a rendere questa puzzetta un "film di John Carpenter".
Dov'è la tensione? Dov'è la cattiveria? Dov'è il cinismo? Dov'è John Carpenter?
E questa storia di pazzi anti-abortisti che cosa dovrebbe essere, satira? No, dico, ma scherziamo? Se la grana del messaggio fosse stata leggermente più grossa ci saremmo ritrovati a guardare un parmigiano anziché un film.
Segue SPOILER
Il figlio di un satanasso salvato dagli anti-abortisti... ma cristo di un dio... ma come si fa a uscirsene con una stronzata del genere? Ma dai...
Fine SPOILER
La critica sociale di 'Pro-Life' è arguta e intelligente come un cazzo disegnato col pennarello su un poster con la faccia di un politico.
La delusione cocente, quindi, non arriva soltanto da Carpenter ma anche dagli sceneggiatori Drew McWeeny (il Moriarty di Ain't it Cool, "parente ricco" del nostro Motosega...) e Scott Swan, già autori - con esiti diametralmente opposti - di 'Cigarette Burns', sempre girato da Carpenter per la prima serie di 'Masters of Horror'.
Un paio di fucilate in testa ed un aborto maschile (sì, beh, non saprei come altro definirlo) riescono a farsi ricordare, ma per il resto l'episodio sembra in tutto e per tutto diretto da qualche impiegatuccio della macchina da presa assunto dai produttori perché George Romero è "malato" e non risponde al telefono.
Un film fin troppo facile da liquidare con una battuta contenente la parola "aborto"...
Filippo
Filippo dice: 
Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Sito ufficiale: http://www.mastersofhorror.net/
Trailer: http://www.mastersofhorror.net/

complimenti
Bella merda (scusate la franchezza). Non è che il John Carpenter di questo film è uno squallidissimo omonimo (con questo quoto Daniela) che hanno messo alla regia solo per attirare la visione, appunto, dato il nome del regista?
Comunque i miei applausi vanno a Derek Mears che nel giro di 15 giorni è riuscito a farmi gustare due cagate come questo Pro Life (in cui fa il diavolo) e l'ultimo Venerdì 13 (in cui fa Jason). Bravo Derek, continua così...
Questo non avrò mai il coraggio di vederlo: possibile che John Carpenter abbia diretto qualcosa di brutto-ma-proprio-brutto-senza-niente-da-salvare? Mah, la speranza è l'ultima a morire, forse non è lui, ma un suo omonimo...
... l'unico MOH stagione 2 che ho trovato almeno "curioso" - tra tutti quelli che cercano di coniugare la trama da horroretto con le parentesi socio-polemiche - è "Right To Die", diretto dal tizio di Wrong Turn.
Tizio di Wrong Turn 1 - Carpenter 0.
Cosa ci tocca scrivere...
Più che di aborto...
...si dovrebbe parlare di accanimento terapeutico, perpetrato su un regista che da tempo si dice stanco dei meccanismi che imperano nel cinema e che sembra non avere più forze per proporre i propri progetti. Avrebbe bisogno di assoluto riposo, di una pausa di riflessione per decidere cosa vuole fare veramente del resto della propria carriera.
Però fino a quando una volta all'anno arriva lo zio Mick con l'assegno in mano, la sceneggiatura conto terzi e tutta la pappa pronta per due/tre facili settimane di riprese, è ovvio che il Nostro non potrà esimersi dall'accettare l'offerta. Finché le materie prime - il soggetto e la sceneggiatura - sono di prim'ordine e incontrano la sua sensibilità (Cigarette Burns), tutto fila da dio... il problema nasce invece quando gli vengono date delle ciofeche come questa, e allora altro non può fare che nascondersi dietro al proprio anonimato da mestierante. Si parla dunque di un malato tutt'altro che immaginario anche se non affetto - e un purtroppo non può non affiorare davanti a siffatti exploit - dalla malattia che da anni sta costringendo a letto, irreperibili, i cari George A. e David...