Di Ulrich Seidl, con Maria Hofstätter e Claudia Martini; formato: 1.85:1; 2001
Oh, dunque, io per la prima volta ero seriamente intenzionato a scrivere una recensione di due parole, un bestemmione clamoroso composto da un termine di tre lettere preceduto dall'aggettivo "porcacciarone" e seguito dal punto, e stop.
Tanto era lo sbigottimento furioso al termine della visione di 'Canicola' che l'unico commento che sono riuscito a formulare nella mente era proprio quell'epiteto che, da solo, riesce ancora a colpire nel segno e a quantificare adeguatamente il calibro dell'ira che agita l'anima dell'insultatore di entità astratte.
Quel bestemmione, dunque, sarebbe stato di una sincerità assoluta, vero al 100%, sentito fin nel midollo e pronunciato con la stessa urgenza con cui chiameresti un'ambulanza in seguito ad un aneurisma esplosivo.
Nonostante la determinazione ad agire nel modo appena descritto, però, ho pensato che il bestemmione sarebbe stato percepito dal lettore soltanto come uno "stunt", come un truccheto facile facile per fare colpo e occupare spazio col minimo sforzo, cosa che non dovrebbe mai accadere in un sito pregno di argomentazioni e buon gusto come questo, in cui si approfondisce oculatamente e si scremano le ovvietà al punto da dare del frocio a quel frocio di David DeCouteau.
Insomma, mi sento obbligato ad articolare la questione 'Canicola' per spiegare per quale motivo questo sia uno dei film più brutti e inutili, in assoluto, che abbia mai visto (non è il tipo di affermazione che faccio con leggerezza, credetemi), una pellicola che - se non erro - mi era anche stata caldamente consigliata dall'amico Cesare (quando ci vediamo ricordami di farti la cacca sullo sterno, tanto lo so che mi leggi).
L'orrore del tutto, poi, sconfina nell'oltraggio nel momento in cui leggo sulla fascetta del DVD che 'Canicola' ha vinto il "Gran Premio della giuria 58° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica" (di Venezia; non c'è scritto ma lo si deve intuire dai leoni alati che circondano tale scritta) e che è un film in cui "La maestria registica è grande. I mostri quotidiani ci somigliano" ('L'espresso') e che "Grandiosa la fotografia, bravissimi gli interpreti... Una vera e propria lezione di cinema, che non si ferma davanti a reticenze e pudori... Un film che mostra tutto... senza mentire mai" ('35mm'), citazioni alle quali sarei felice di aggiungere "Come un 747 lanciato a tutta velocità verso i vostri coglioni. Canicola è l'11 settembre delle vostre palle" ('Morelli's Movie Guide'; ma mi sa che non la mettono).
Come avevo già scritto altrove, quella dello sbertucciamento becero del "film d'essai" è una pratica che trovo insopportabile, o al massimo ammissibile solo in rarissimi casi, ma riconosco che di fronte ad un simile Nulla cosmico ammantato di artistume da quattro soldi l'unica azione possibile sarebbe quella di costituire l'Armata Ambra Jovinelli e far piovere gatti morti sullo schermo.
Più che un film, questo, sembra una presa per il culo. Una collezione di tic e luoghi comuni di tutto quel cinema che ha fatto dell'impopolarità una bandiera e che sceglie di barricarsi nel circuito dei festival e dei "Quattro Fontane" come fossero gli Alamo dell'Arte, in realtà unici contesti in cui il confronto con un pubblico non terminerebbe matematicamente a scorregge; un cinema masturbatorio che non vuole essere capito e che non ha il minimo sentore che in realtà a nessuno frega un cazzo di capire.
'Canicola' è un film italiano messo in scena con sensibilità e gusto tedeschi.
Prima che qualcuno me lo faccia notare sarà meglio specificare che sono perfettamente al corrente della matrice austriaca del film; spero mi perdonerete se ho appena tirato (e tirerò) in ballo i tedeschi, ma delineare i tratti della cinematografia austriaca sarebbe come cercare di tracciare le linee guida e dare un'identità al cinema della Repubblica di San Marino.
Con voluta e volgare approssimazione, quindi, ripeto: prendete un film italiano, uno qualsiasi, in cui la tematica portante è "la gente esiste e fa le cose" e gli avvenimenti sono straordinari quanto quelli descritti da una chiacchierata al telefono con un amico che vedi ogni giorno e che hai salutato da appena mezz'ora. Ora prendete quel film italiano e chiudetelo in un acquario composto dal più estremo squallore teutonico (concetto espresso in tedesco dal termine "Derrick"*).
Sì, mescolare tematiche da cinema italiano al look germanico è un'operazione che si avvicina moltissimo al vomitare sul vomito, allo svuotare il vuoto o al pisciare nel piscio, ma non è finita: per ottenere 'Canicola', a questo abominio aggiungete una lettura frettolosa al volume "Dogma for Dummies" e finalmente otterrete il film di Ulrich Seidl in tutta la sua "maestria registica", come dice qualcuno che lavora a 'L'espresso'.
Perché sì, 'Canicola' non è altro che un campionario di noiose e risapute miserie umane buttate alla rinfusa sullo schermo, prive di traiettoria e significato e messe in scena con una sciatteria che non si fa mai "stile" ma che rimane sempre e soltanto sconcertante povertà visiva.
Non bastano quelle due o tre inquadrature traboccanti simmetrie alla Kubrick per far credere che lo squallore sia creato ad arte, che sia una scelta espressiva che possa supportare al meglio una storia (che non c'è), come invece accadeva nei migliori prodotti del Dogma di Von Trier; quello che si dispiega in 'Canicola' è soltanto un campionario di attori senza trucco dall'aspetto ripugnante chiamati ad interpretare personaggi insopportabili che blaterano nullità (che dovrebbero suscitare riflessioni di non so quale tipo) all'infinito senza il conforto - per il pubblico - dell'ellissi, e interni ed esterni quasi del tutto privi di "set-dressing" illuminati da luce ambiente, un effetto che potrebbe ottenere un qualsiasi cazzone buono più per YouTube che per il cinema.
Quelle di 'Canicola' sono assenza di messa in scena, assenza di sceneggiatura, assenza di contenuto e totale inconcludenza mostrate con la pretesa che il niente sia qualcosa, come se un gruppetto di personaggini intollerabilmente "strani" bastassero a giustificare il tutto, come se la semplice registrazione su pellicola di una scialba improvvisazione senza meta potesse essere chiamata "pianificazione", "cifra stilistica" o "regia".
'Canicola' è un film che non comunica tristezza ma fa tristezza, anti-cinema intriso fino all'ultimo fotogramma di artismo d'accatto, lezioncine un tanto al chilo (il tristo uomo qualunque che, facendo pestare la sciroccata, si tramuta in belva, dovrebbe far pentire lo spettatore di ciò che ha desiderato? Peccato, io speravo che la ammazzassero), senza un veicolo che possa portare il pubblico alla partecipazione, privo del benché minimo senso e capace di far percepire la durata di ogni minuto come se fossero trascorse 60 ore; una pellicola che cerca in ogni modo di attirare l'attenzione ma che finisce con l'essere un imbarazzante e interminabile greatest hits di miserabile eurotrash cinematografico, anche grazie ad una breve scena hardcore buttata lì tanto per far trasalire qualche coglione che ancora ci casca (le schegge di porno nel cinema "comune" erano, sono e saranno sempre una delle mode e delle astuzie più patetiche che la settima arte abbia dovuto subire, qualcuno avverta Seidl).
*- Meine Wohnung ist völlig leer.
- Mein Gott, dass Derrick!
Filippo
Filippo dice: 

Ratings:
talmente brutto che e' ad un passo dal sublime
brutto, soldi buttati
cosi' cosi'
bello
bellissimo, da non perdere
Locandina
Non e' un errore e non e' nemmeno un'immagine diegetica.
Semplicemente: anche gli alberi esistono e fanno le cose.
Grazie, Filippo.
non puoi capire è un immagine diegetica.
Ehm
Solo io ho notato l'errore nella locandina? Il riflesso degli alberi in piscina non azzecca un cazzo.
ULRICH
il film seguente
IMPORT/EXPORT
e' talmente valido
che non e' nemmeno uscito
nelle sale
spero di trovarlo in dvd
l'ho visto in una cinerassegna
CAPOLAVORO
Filippo hai talento a scrivere. A costo di sembrare ingenuo: scrivi piu' recensioni, magari di films che non chiedono che ti informi su tutto prima, dai.
fantastico
Filippo, mi fai morire!!!
Si, si, è bravo. Però ora basta leccargli il culo, che sennò si monta la testa. E comincia a recensire una volta ogni anno.
Finalmente a quota 770
Mitico Fili'. Ce l'hai fatto attendere a lungo il nuovo parto della tua "penna", però alla fine ne è valsa la pena. "Come un 747 lanciato a tutta velocità verso i vostri coglioni. Canicola è l'11 settembre delle vostre palle".
MA COME TI VENGONOOO!!! Signori, quest'uomo è un genio. Non farci aspettare altri sei mesi per un'altra recensione, please.
filippo furioso (cit.)
"la gente esiste e fa le cose" si, da qui in poi sono schiattato anch'io!!
E insomma paradossalmente con questo diluvio di cacca hai finito per fornire, probabilmente, l'unico motivo valido per vederlo, il film.
Filippo valorizzatore.
PS: ecco l'ha detto prima demon...
Non sarà una perla di DeCouteau, ma con questa recensione merita di sicuro una visione... Grazie mille !!!
(Saluti dal CSC - DeCouteau Fan Club)
Al di là del tuo stile brillante e arguto, devo farti i complimenti per l'abilità nel descrivere il soggetto. Mi è venuta la nausea solo a leggere la recensione di questo film. ;-)
p.s. dass è una congiunzione (che). Penso che tu volessi scrivere das, che è un articolo.
Bravo Filippo, fa sbellicare tutto, ma il
"la gente esiste e fa le cose" mi ha steso.
Concordo...
...con quanto scritto prima: vale la pena aspettare. E' bello riuscire a ridere e riflettere contemporaneamente.
Per apprezzare...
... la recensione, mi sto comprando il film... mi vedrò il film, rileggerò la recensione... maledetto Filippo!!!! :D
bella!!
Vale la pena aspettare un po', se poi si possono leggere recensioni così...Sei un grande!!!
ahhh che bello... una recensione di quelle da gustare.... poi quando sbeffeggi i Quattrofontani (e simili) hai sempre il mio appoggio
Ne avevo sentito parlare, ma non credo che lo vedrò, a questo punto.